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... a Efrem Cattarino
Fondatore A.S.D. Ciclistica Bujese

Efrem Cattarino un uomo, uno sportivo, un amico, un fratello
Efrem Cattarino
Dapprima un cittadino di Buja, tutto friulano, poi un dirigente sportivo, tutto dato alla Polisportiva Buiese, e presto un amico, anzi, ed ancor più, un fratello.
Così fu il mio itinerario verso Efrem Cattarino; anche se tutto si lega ad un solo e tristissimo evento: quello che ha segnato la storia di Buja nel Novecento, e cioè il terremoto del 6 maggio 1976.
C’è un momento di quella storia indelebilmente impresso nella memoria e nel cuore. Quante volte Efrem ed io lo abbiamo ricordato negli anni successivi!
Erano le ore 9 circa della domenica 12 settembre. Ero arrivato in Buja con cinquantacinque amici della Polisportiva Juventina Bertesina di Vicenza e, attraversate le macerie di Buja bassa, siamo saliti a Santo Stefano. Dovevamo trascorrere insieme con molti amici, che già avevamo a Buja, una giornata, per quanto possibile, festosa con lo scopo di fare della solidarietà morale uno stimolo alla ripresa. Ma sapevamo bene cosa era successo l’11 pomeriggio e sera. Scendemmo in silenzio dal pullman. Vidi Efrem davanti alla chiesa e… capii tutto. Ci avvicinammo lentamente l’uno all’altro e ci trovammo abbracciati. Senza una parola. Le lacrime parlavano meglio di qualunque linguaggio. Durò qualche minuto quell’abbraccio! Non c’era più il friulano, forte e fiero della sua terra, pieno di speranza coraggiosa per la resurrezione della sua Buja; non era più il dirigente sportivo orgoglioso della sua Polisportiva.
Ora stringevo fra le braccia: l’Uomo, il Fratello!
L’itinerario verso Efrem camminò sullo stesso binario che mi portò alla felice conoscenza e poi alla stretta amicizia con don Valerio Zamparo, il sacerdote che si fece tutto a tutti nella fase del post-terremoto, che aveva una grandissima stima ed affetto verso Efrem; lo stesso binario che mi portò verso Luigi Corazzino e verso tanti e tanti amici che ancora conservo in Buja.
Da quel momento del 12 settembre scrivemmo insieme una nostra storia: la storia di due uomini, amici, e fratelli, che avevano compreso che perché Buja risorgesse dalle macerie della case, delle chiese, delle scuole e delle macerie che incupivano e chiudevano i cuori nella disperazione e nella paura, era necessario rimboccarsi le maniche e lavorare, ma era soprattutto necessario insieme, nella solidarietà e nella amicizia vera, ridare speranza ai giovani, salvaguardando tradizioni e culture, e guardando sempre avanti.
E questo fu il senso vero del suo lavoro, della sua passione, e della sua dedizione alla Polisportiva Buiese; a questa ha dato il meglio di sé, e con amore!
Ho ricordi bellissimi e tanti. Come ci credeva! Come la amava la sua Buiese! Chi più felice di Efrem quando, ogni anno, presentava le squadre dei suoi ciclisti, soprattutto le squadre dei più piccoli, quando, a fine stagione sportiva, li premiava. E come li voleva belli nelle loro divise, che amava più di ogni altro simbolo. E il suo Gran Premio Sant’Ermacora… e le tante e tante corse da lui organizzate per esordienti, per allievi e per giovanissimi… ma di Efrem ricordo anche l’esemplare padre di famiglia: tantissime le giornate che ho passato nella suo casa per non vedere in Efrem uno sposo legatissimo alla sposa, e ciò senza fronzoli o smancerie; per non sentire in lui un padre orgoglioso dei suoi figli, e giustamente; per non sentire in lui il felicissimo nonno che si illuminava quando erano con lui i tanti e i bellissimi nipotini.
Non voglio ricordare l’ultimo incontro vissuto con lui qualche giorno prima che ci lasciasse.
Non voglio lasciarmi prendere dalla malinconia.
Lo conservo intatto e vivo nel mio cuore!
Vicenza 7 maggio 2004
Bortolo Brogliato
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